C’è una frase che sento spesso, soprattutto da chi lavora nel turismo, nell’ospitalità o nella promozione del territorio: “Dovremmo comunicare di più” ed una frase comprensibile perché oggi sembra che tutto chieda presenza.
Essere sui social, aggiornare il sito, scrivere articoli, preparare newsletter, pubblicare contenuti, rimanere sempre presenti.
Così, molte realtà iniziano a comunicare con una specie di “ansia silenziosa” come se il problema fosse “non fare abbastanza”, ma più osservo progetti, siti, profili e contenuti, più mi convinco che, spesso, il problema non è comunicare poco ma comunicare senza lasciare un’impronta.
Si può pubblicare ogni settimana e continuare a essere percepiti come “una struttura tra tante”; si può avere un sito ricco di testi e non riuscire comunque a far capire cosa rende speciale quel luogo; si possono raccontare esperienze, servizi, camere, itinerari, eventi e non riuscire a trasmettere una direzione chiara.
Comunicare significa costruire una percezione
Comunicare significa costruire una percezione e la percezione nasce da ciò che torna, da ciò che si riconosce, da ciò che crea coerenza nel tempo.
Pensate a quante volte, navigando online, avete letto frasi come:
“Un’esperienza autentica” “Un luogo dove sentirsi a casa” “Tradizione e innovazione” “Territorio, accoglienza e passione” “Un soggiorno indimenticabile”
Sono parole che, prese singolarmente, non hanno nulla di sbagliato: il problema nasce quando diventano “formule”, non mostrano un’atmosfera, una scelta, una visione e potrebbero appartenere a chiunque.
Molte comunicazioni si inceppano perché quel valore non viene tradotto in un racconto riconoscibile.
Una struttura può avere una cura straordinaria per i dettagli, ma raccontarla solo come “attenzione al cliente”; un borgo può custodire un’identità profonda, ma comunicarla con le solite parole da brochure; un’esperienza può essere davvero trasformativa, ma venire presentata come una semplice “attività da prenotare”.
Per questo pubblicare tanto, da solo, non basta. Anzi, a volte può persino confondere perché se ogni contenuto va in una direzione diversa, se ogni post sembra nato per “esserci” e non per costruire un’immagine precisa, il pubblico riceve frammenti e diventa più difficile essere ricordati.
Che idea vogliamo lasciare nella mente di chi ci legge?
La domanda da porsi, allora, non è solo: “Cosa possiamo pubblicare questo mese?” ma “Che idea vogliamo lasciare nella mente di chi ci legge?”
Si tratta, indubbiamente, di domanda molto più scomoda perché obbliga a uscire dalla logica del contenuto singolo e a entrare in quella dell’identità: non basta parlare di offerte, stagioni, servizi o novità, serve capire quale filo invisibile tiene insieme tutto.
Le persone non ricordano tutto quello che pubblicate ma ciò che, nel tempo, diventa chiaro, e come le avete fatte sentire.
Ecco perché una comunicazione efficace non nasce dalla quantità ma dalla direzione, dalla capacità di scegliere cosa dire, cosa non dire, come dirlo e soprattutto perché.
Ogni contenuto dovrebbe essere una piccola tessera dello stesso mosaico e questo vale ancora di più per chi lavora nel turismo perché (oltre a vendere un servizio) si vende un’immagine mentale, una possibilità, un prima e un dopo, un modo ineguagliabile di abitare un luogo, anche solo per pochi giorni.
Se questa immagine non viene costruita con cura, il rischio è che a decidere siano solo i criteri più immediati: il prezzo, la posizione, la disponibilità, la comodità.
Quindi, la comunicazione dovrebbe orientare lo sguardo, far capire cosa conta per voi, far percepire il vostro modo di accogliere, accompagnare, raccontare, far vivere un’esperienza, dare alle persone un motivo per fermarsi e per fidarsi.
Per questo credo poco nei contenuti pubblicati solo “perché bisogna esserci” e credo molto di più nei contenuti che hanno una funzione.
Un contenuto può aprire una domanda, mostrare un valore, educare il pubblico a vedere una differenza, raccontare un dettaglio che rivela un’identità, trasformare una descrizione in un’immagine viva, far capire che dietro un progetto non c’è solo un’offerta, ma una visione.
Quando questo accade, la comunicazione diventa una presenza riconoscibile.
Se oggi sentite di dover comunicare di più, forse la domanda da farvi non è solo “quanto state pubblicando” ma cosa rimane dopo che qualcuno vi ha letto.
L’obiettivo, infatti, deve essere “lasciare un segno nella mente giusta” e far sì che, quando arriva il momento della scelta, quel segno porti senza dubbio a voi.
Per approfondire a che punto siete con la vostra comunicazione ho creato un questionario di autovalutazione: https://www.flaviacantini.it/modulo-autovalutazione/