Ho sempre pensato che esistano viaggi che non hanno bisogno di grandi distanze per lasciare il segno: basta un tratto di costa, il profilo di borghi arroccati, la Francia all’orizzonte e quella sensazione di trovarsi in un luogo di passaggio che, in realtà, invita a fermarsi.
L’itinerario che vi propongo nasce proprio dal desiderio di raccontare il confine come uno spazio che unisce paesaggi e suggestioni. Con Stefania Loppo abbiamo deciso di costruirlo insieme, ognuna dal proprio punto di vista: io vi accompagno nella parte italiana, tra Ponente Ligure, mare ed entroterra, mentre lei racconta l’altra anima del percorso, quella francese, tra Mentone e la Costa Azzurra.
La mia parte di itinerario inizia con la raffinatezza balneare di Bordighera, incontra l’anima multiforme di Ventimiglia e poi si addentra nell’entroterra, dove Dolceacqua e Apricale mostrano scorci che non si possono dimenticare. E, per chi ha ancora tempo, c’è anche un extra a cui sono molto affezionata, Perinaldo, il borgo delle stelle.
Itinerario lungo tra Bordighera, Ventimiglia, Dolceacqua e Apricale
Questo è l’itinerario che consiglierei a chi vuole concedersi il tempo di vivere davvero i luoghi, senza la fretta di “spuntare tappe”, ma con il desiderio di assaporare il paesaggio, i dettagli, le soste, le atmosfere. È un percorso che alterna il mare all’entroterra e che restituisce tutta la ricchezza del Ponente Ligure.
Bordighera, la tappa in cui il viaggio rallenta

Per me Bordighera, non lontana da Sanremo e subito prima di Ventimiglia e del confine francese, è una di quelle località che sanno mettere subito in uno stato d’animo rilassato, la meta ligure vacanziera, balneare e signorile dove trascorrere momenti di puro relax, lasciando correre lo sguardo sul blu del Mar Ligure e, laggiù all’orizzonte, sulla sagoma della Costa Azzurra, mentre la mente fantastica su Mentone e Montecarlo.
A chi la conosce poco, Bordighera potrebbe sembrare solo una località di mare. Certo, c’è il lungomare, ci sono il sole, le spiagge e il clima piacevole che la rende perfetta per una pausa estiva, ma non mancano scorci panoramici, un centro storico sorprendente, giardini, ville eleganti e un’atmosfera da cittadina raffinata. Poi c’è un dettaglio che io apprezzo sempre molto: la presenza di tanti negozi lungo la strada parallela al mare, tra cui segnalo pasticcerie per una pausa golosa.
Una volta usciti dalla stazione ferroviaria, si entra quasi subito nel vivo della città. In pochi passi si raggiungono sia le vie dello shopping sia il Lungomare Argentina, una passeggiata di due chilometri che è la più lunga della riviera, uno dei modi migliori per cominciare a conoscere Bordighera: il mare accompagna ogni passo, le palme scandiscono il percorso e tra bar, gelaterie, panchine ombreggiate e il caratteristico Chiosco della Musica si una dimensione vacanziera.
Continuando a camminare, uno dei punti che più amo è Capo Sant’Ampelio, con la chiesetta affacciata sul blu. Consiglio sempre di scendere lungo la scaletta sotto la chiesa e sedersi sugli scogli: lì, con la brezza salmastra che accarezza il viso e lo sciabordio delle onde in sottofondo, Bordighera si lascia apprezzare fino in fondo. Anche l’interno della chiesa merita una visita: è raccolto, semplice e intimo.
Subito sopra si apre la Spianata del Capo, con i giardini curati e la candida Statua della Regina Margherita, che restituiscono bene quel senso di eleganza che appartiene alla cittadina. Poco distante si incontra anche il belvedere panoramico Marabutto, un altro punto simbolico di Bordighera, a picco sul mare, dove sono visibili tre cannoni dell’antica batteria costiera.
Chi ama i giardini non dovrebbe perdere il Giardino Esotico Pallanca, in Via Madonna della Ruota, uno spazio spettacolare, nato nell’Ottocento, che ospita migliaia di varietà di cactus e piante succulente: da un lato le collezioni botaniche, dall’altro il mare sempre presente all’orizzonte.
Ma non è tutto: andiamo alla scoperta di Bordighera Alta, che per molti rappresenta la sorpresa più grande, un borgo medievale con mura, porte d’accesso, piazzette, carruggi e case color pastello. È un’altra anima di Bordighera, più raccolta e antica, da esplorare senza fretta, lasciandosi guidare dagli scorci: Piazza del Popolo con la Parrocchiale di Santa Maria Maddalena, Piazzetta del Piano e Piazza Viale sono tra gli angoli che consiglio di non perdere.
Infine, ecco le ville che raccontano la vocazione aristocratica e cosmopolita di Bordighera: Villa Regina Margherita, Villa Etelinda, Villa Garnier e il Municipio sono testimonianze di quel passato ottocentesco che vide soggiornare nobiltà inglese e russa.
Ventimiglia, dove il confine diventa atmosfera

Ventimiglia, ultima città ligure prima della Francia, ha qualcosa di diverso dalle altre località della zona. Forse perché è davvero città di frontiera, forse perché in lei convivono anime differenti, oppure perché il suo legame con il passaggio e l’incontro si avverte fin da subito. Io la frequento spesso e ogni volta mi colpisce la sua capacità di mostrarsi in modi sempre diversi.
C’è una parte moderna e vivace, che si distende lungo la costa tra negozi, locali, palme, giardini, alberghi e ampie spiagge sabbiose: è la Ventimiglia più dinamica. Poi c’è Ventimiglia Alta, raccolta sul lato destro del fiume Roia, custode di una storia più antica, disegnata da palazzi, vicoli, silenzi e monumenti di grande valore. E infine, il volto archeologico della città, che richiama il passato romano e la trasforma, a tratti, in un museo a cielo aperto.
Nel cuore di Ventimiglia Alta si incontra uno dei suoi gioielli più preziosi, la Cattedrale di Santa Maria Assunta. Romanica nelle origini, ma arricchita nei secoli da elementi gotici, barocchi e duecenteschi, colpisce per la presenza austera e per la luce che filtra all’interno. Accanto, il Battistero di San Giovanni Battista completa uno dei complessi medievali più importanti della Liguria.
Porta Canarda, che un tempo faceva parte del sistema murario della città e oggi sorge quasi solitaria su un pendio scosceso affacciato sul mare, lungo l’antica via Iulia Augusta, è un punto panoramico straordinario ma anche un luogo simbolico: vi sono passati personaggi illustri, e si avverte davvero l’idea della soglia, del confine che attraversa i secoli.
Un’altra tappa che per me vale sempre la visita sono i Giardini Botanici di Villa Hanbury, a Mortola, dove il progetto di Thomas Hanbury, nato nell’Ottocento, ha dato vita a un paesaggio straordinario in cui sentieri, fontane, statue, pergolati e piante provenienti da tutto il mondo convivono in una perfetta armonia affacciata sul mare. Camminare tra il Giardino dei Profumi, il Frutteto Esotico e i Giardinetti all’Italiana è un’esperienza lenta, quasi contemplativa, che mostra tutta la ricchezza botanica di questo tratto di costa.
E poi c’è il mare, che a Ventimiglia sa ancora sorprendere. Se devo pensare a un luogo capace di unire natura, bellezza e una certa idea di libertà, mi viene in mente la Spiaggia delle Calandre che raggiunge con una breve passeggiata tra i profumi della macchia mediterranea e, quando la si incontra, sembra un’apparizione: sabbia chiara, mare trasparente, una bellezza più selvaggia del solito. È una spiaggia che mi piace proprio per questo il carattere appartato, capace di ricordare che la Liguria sa essere diversa da come la si immagina.
Dolceacqua, il borgo dipinto da Monet

Lasciata la costa, l’itinerario che vi propongo entra nell’entroterra e cambia ritmo. A soli undici chilometri da Ventimiglia, Dolceacqua appare come uno scrigno di pietra, storia e poesia incastonato nella Val Nervia. Ogni volta che ci arrivo, la prima immagine che mi colpisce è sempre la stessa: il profilo della parte medievale, la Tera, aggrappata al Monte Rebuffao, con il Castello dei Doria in cima e l’inconfondibile Ponte Vecchio a schiena d’asino che unisce le due anime del paese. È una visione che sembra uscita da un quadro, e non a caso fu proprio qui che Monet trovò ispirazione.
Il consiglio che do sempre è di fermarsi un attimo prima di addentrarsi nel borgo e ammirarlo dall’esterno, da quel punto in cui la sua forma scenografica si dona allo sguardo e permette di coglierne subito il fascino.
La bellezza di Dolceacqua si svela poco a poco, tra vicoletti lastricati, archi, scalinate, piazzette e dettagli che chiedono attenzione. La Piazzetta dell’Armatore, con l’affresco dedicato ad Andrea Doria e il mosaico dello stemma Grimaldi-Doria, è uno dei primi luoghi in cui fermarsi. Da lì si diramano i carruggi, e per me è proprio qui che Dolceacqua mostra il suo volto più affascinante: salire e scendere tra le case in pietra, osservare le botteghe, i negozietti, i portali decorati, è una delle esperienze più belle che il borgo regala.
Lungo Via Castello si raggiunge il Castello dei Doria, che domina tutto dall’alto. Anche qui il percorso non è solo storico, ma anche sensoriale: il panorama che si apre dal complesso è amplissimo e difficile da dimenticare. Uliveti, vigne del Rossese, il mare in lontananza e, sullo sfondo, le montagne: uno scenario che restituisce bene la complessità e la bellezza del territorio.
Tra le soste che consiglio c’è anche Piazza Mauro, dove si staglia la Chiesa di Sant’Antonio con il prezioso polittico di Santa Devota di Ludovico Brea. Poco distante, la Fontana del Rossese ricorda quanto il vino locale sia parte dell’identità di Dolceacqua e, in effetti, qui il viaggio passa anche dal gusto.
Dolceacqua è il luogo ideale per sorseggiare il Rossese, il primo vino ligure ad aver ottenuto la DOC, e per scoprire la michetta, il dolce simbolo del borgo, semplice e genuino, profondamente legato alla tradizione.
Se amate camminare, troverete inoltre in Dolceacqua un ottimo punto di partenza per sentieri e percorsi lenti immersi nel paesaggio della Val Nervia.
Apricale, pietra, silenzio e luce

A circa quindici chilometri da Ventimiglia, Apricale, borgo medievale inserito tra i Borghi Più Belli d’Italia appare come una cascata di case in pietra adagiate su un pendio, sempre esposte al sole. Il suo nome deriva infatti da Apricus, “soleggiato”, e basta arrivare fin qui per capire quanto la luce sia parte della sua identità.
Apricale accoglie con la sua anima antica di pietra, di scale, di vicoli, di quiete e di ulivi mentre, tutt’intorno, la campagna terrazzata con i muretti a secco racconta il lavoro paziente dell’uomo e il rapporto profondo con la terra.
Il cuore del borgo è la scenografica piazzetta, con la fontana di origine gotica e i sedili in pietra che invitano a fermarsi. Dopo una sosta, potete iniziare a esplorare il reticolo dei carruggi: vicoletti lastricati, sottopassi, scalinate, orti, archi e angoli in cui il tempo sembra davvero rallentare.
Tra i luoghi da osservare con più attenzione c’è la Chiesa della Purificazione di Maria Vergine, che unisce tracce gotiche, barocche e neoromaniche. E, se guardate bene il campanile, vi accorgerete di una presenza insolita, una bicicletta installata lassù, l’opera “La forza della non gravità” di Sergio Bianco.
Su tutto veglia il Castello della Lucertola, oggi restaurato e sede del Museo della storia di Apricale, oltre che di mostre e iniziative culturali. Il giardino pensile panoramico, con il pergolato e le sculture, aggiunge un’altra nota di fascino a un borgo che, passo dopo passo, riesce davvero a restituire il senso di un altrove vicino.
Extra: Perinaldo, il borgo delle stelle

Se avete ancora tempo e desiderate aggiungere una deviazione speciale all’itinerario, vi consiglio Perinaldo. Per me è una di quelle sorprese che si ricordano a lungo: un borgo dell’entroterra imperiese dove il viaggio cambia ancora una volta tono.
La prima immagine che conservo di Perinaldo è quella di un luogo di quiete, relax e lentezza, un paese da vivere senza fretta, seguendo le vie lastricate, lasciandosi guidare dagli scorci sul mare lontano, sulle colline e sui tetti degli altri borghi, dai suoni della natura e persino dai gatti che passeggiano tranquilli tra i vicoli. Anche le fotografie in bianco e nero disseminate lungo le vie contribuiscono a creare la sensazione di dialogo con il tempo passato.
Perinaldo è il borgo di Gian Domenico Cassini, e il suo legame con l’astronomia è ovunque. L’Osservatorio Astronomico comunale è una delle tappe più significative, soprattutto per chi ama il cielo e le serate di osservazione. Poco distante, la Chiesa di Sant’Antonio da Padova e la Chiesa Parrocchiale di San Nicolò da Bari arricchiscono il percorso con ulteriori motivi d’interesse.
Ma uno degli aspetti più affascinanti è sicuramente Via Gian Domenico Cassini, trasformata in una sorta di museo a cielo aperto: dipinti, pannelli esplicativi e riproduzioni del sistema solare raccontano la vita e le scoperte dell’astronomo del Re Sole e rendono la passeggiata molto più coinvolgente di un semplice giro nel borgo.
Itinerario flash: cosa vedere se avete poco tempo
Se avete a disposizione solo poche ore o una giornata molto veloce, sceglierei un itinerario essenziale ma capace di restituire bene l’anima di questo tratto di Liguria di confine.
Partirei da Bordighera, concedendomi una passeggiata sul Lungomare Argentina fino a Capo Sant’Ampelio. È il modo migliore per cominciare: il mare, la luce, il profilo della Costa Azzurra e l’eleganza rilassata della cittadina raccontano già tantissimo del territorio.
Mi sposterei poi a Ventimiglia, scegliendo alcuni punti della città in base al tempo a disposizione. Se vi attira il lato storico, puntate su Ventimiglia Alta con la Cattedrale e il Battistero. Se invece preferite un’esperienza più naturalistica e panoramica, i Giardini Hanbury restano una delle tappe più memorabili.
Concluderei infine a Dolceacqua, che per me è irrinunciabile anche in un itinerario breve. Basta attraversare il ponte, entrare nel borgo e camminare senza meta precisa tra i carruggi della Tera per coglierne l’atmosfera.
FAQ sull’itinerario tra Bordighera, Ventimiglia e l’entroterra
Quanti giorni servono per fare questo itinerario?
Per vivere bene l’itinerario lungo, il mio consiglio è dedicargli almeno due o tre giorni. In questo modo potrete alternare mare, borghi e soste senza correre. Se invece avete poco tempo, potete concentrarvi su Bordighera, Ventimiglia e Dolceacqua in versione flash.
È meglio muoversi in auto o in treno?
Per Bordighera e Ventimiglia il treno è molto comodo, perché entrambe hanno la stazione e il centro si raggiunge facilmente. Per esplorare bene l’entroterra, quindi Dolceacqua, Apricale e Perinaldo, l’auto è sicuramente la soluzione più pratica.
Qual è il periodo migliore per fare questo itinerario?
La bella stagione è ideale, soprattutto tra primavera, inizio estate e settembre, quando il clima è piacevole e i borghi si visitano con più tranquillità. Anche l’autunno, però, ha un fascino speciale, soprattutto nell’entroterra.
Dolceacqua e Apricale si possono visitare nello stesso giorno?
Sì, assolutamente. Sono due tappe che si sposano molto bene nella stessa giornata. Dolceacqua è più ampia e scenografica, Apricale più raccolta e contemplativa: insieme creano un percorso da sogno.
Perinaldo vale la deviazione?
Per me sì, soprattutto se amate i borghi tranquilli, i panorami, l’astronomia e i luoghi con una forte identità.
Questa parte italiana si può unire facilmente alla parte francese?
Sì, ed è proprio questa la bellezza del progetto. Dopo aver scoperto la mia parte italiana dell’itinerario, potete proseguire verso la Francia con l’articolo di Stefania, che racconta l’altra metà del viaggio tra Mentone e la Costa Azzurra.